Storia dell'Egittologia
Dopo la conquista araba nel 641 d.C., solo gli egiziani cristiani, i Copti, mantennero viva la lingua antica, scritta con caratteri greci. In Europa, i testi copti presi dall'Egitto durante il Rinascimento risvegliarono l'interesse per la lingua egizia. Fino a quel momento, la visione dell'Egitto era dominata dalla tradizione classica, che lo considerava la terra della saggezza antica.
Si credeva che questa saggezza risiedesse nel sistema geroglifico, che si pensava veicolasse idee simboliche profonde, e non – come in realtà fa – i suoni e le parole dei testi. Tra il XV e il XVIII secolo, l'Egitto aveva una posizione minore ma significativa nella visione generale dell'antichità, e i suoi monumenti divennero gradualmente più conosciuti grazie al lavoro di studiosi in Europa e viaggiatori nel paese stesso; le migliori pubblicazioni di quest'ultimi furono di Richard Pococke, Frederik Ludwig Norden e Carsten Niebuhr, i cui lavori nel XVIII secolo aiutarono a stimolare un revival egiziano nell'arte e nell'architettura europea. Il copto, successore cristiano della lingua egizia antica, fu studiato dal XVII secolo, in particolare da Athanasius Kircher, per il suo potenziale nel fornire la chiave per decifrare l'egiziano.

La scoperta della Stele di Rosetta da parte di Napoleone
L'esplorazione di Napoleone I e la sua breve conquista dell'Egitto nel 1798 culminarono nell'interesse del XVIII secolo per l'Oriente. La spedizione fu accompagnata da un team di studiosi che registrarono il paese antico e contemporaneo, pubblicando nel 1809-28 la Description de l’Egypte, lo studio più completo realizzato prima della decifrazione del sistema geroglifico. La famosa Stele di Rosetta, che porta un decreto di Tolomeo V Epifane in geroglifici, scrittura demotica e caratteri alfabetici greci, fu scoperta durante la spedizione. Fu ceduta agli inglesi dopo la capitolazione francese in Egitto e divenne proprietà del British Museum di Londra. Questo documento contribuì enormemente alla decifrazione, realizzata da Jean-François Champollion nel 1822.
